We could be so good
di
CAT SEBASTIAN
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Torniamo nella New York dei primi anni '60, tra sigarette, whisky e uffici redazionali caotici, in netto contrasto con i piani alti dove calma e silenzio governano le imprese dell'epoca. Le atmosfere ricordano la serie TV "Fellow Travellers" (se volete soffrire, guardatela!)
I protagonisti sono Nick Russo, giovane giornalista del Chronicle, e Andy Flaming, il suo futuro capo. Andy non ha mai lavorato e la sua vita agiata potrebbe farlo odiare… e invece Nick sa, nel profondo, che quell'odio nasconde qualcosa di più, un sentimento che non può neanche confessare a se stesso.
La scrittura di Cat Sebastian è super immersiva. Ti trasporta tra metropolitane affollate e appartamenti silenziosi, facendoti respirare ogni angolo della città.
Ho adorato Andy, con la sua innocenza goffa che strappa sempre un sorriso, e Nick, sempre serio e guardingo per sopravvivere in quell'epoca, riesce a evocare pensieri profondi che rimandano ad un passato che lo tormenta ancora oggi.
Tra pensieri profondi e gesti delicati, i due creano un legame che cresce e si evolve costantemente. Sono opposti e proprio per questo si completano a vicenda.
Unica pecca? L'ultima parte è troppo velocizzata. Avrei voluto più focus su alcuni dettagli e un plot twist che aggiungesse carattere alla storia. Anche l'epilogo risulta un po' frettoloso, quasi a chiudere tutte le storyline iniziate senza il giusto respiro.
Nel complesso, però, è una storia dolce e bellissima. Se cercate un romanzo autoconclusivo con personaggi che vi entrano dentro, questo libro fa per voi.
"Per fortuna o per sfortuna niente piantini"… io vi avviso.
