Ai confini del fiume Stige

23.04.2025

di 

MICHELLE KULWICKI

* * * *

Due ragazzi. Un patto. Un fiume che separa la vita dalla morte. Zan e Sebastian non sono eroi, ma proprio per questo ti entrano dentro.

"Ai confini del fiume Stige" è l'esordio potente di Michelle Kulwicki e che debutto! Un romanzo che intreccia dolore, introspezione, amore per i libri e un'umanità rara nei suoi personaggi.

Sebastian porta sulle spalle il peso enorme del senso di colpa: lui è sopravvissuto all'incidente d'auto in cui ha perso la madre. Da allora, vive a metà, diviso tra il desiderio di raggiungerla e quello di restare con suo fratello gemello e i suoi amici. Ed è proprio in una vecchia libreria tra scaffali alti e profumo di carta, che trova un legame profondo con lei… e con il lettore.

Zan, l'accompagnatore delle anime lungo il fiume Stige, è l'altro volto di questo racconto. Legato da anni a un patto con il traghettatore (un personaggio oscuro, inquietante e affascinante), si ritrova davanti a una scelta che cambierà tutto. I loro destini si intrecciano e pagina dopo pagina, ci si ritrova a sperare, soffrire e scegliere con loro.

Kulwicki racconta il trauma con delicatezza e realismo, senza frasi fatte. I personaggi, sia principali che secondari, sono profondi, umani, imperfetti. Non ci sono eroi infallibili, ma ragazzi pieni di crepe vere, che li rendono incredibilmente vivi.

Le atmosfere, le riflessioni sul dolore e la bellezza di ogni riferimento ai libri sono piccole gioie da sottolineare. Ma ciò che più mi ha emozionato è stata una lettera finale che colpisce dritto al cuore, chiudendo tutto con una dolcezza inaspettata.

Se cercate una storia intensa, queer, con personaggi imperfetti, temi profondi e un tocco dark ben costruito, Zan e Sebastian meritano la vostra attenzione. 

Fate loro spazio. Vi resteranno dentro.

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